Laboratorio Toscana

Laboratorio Toscana

L’assessore Anna Marson
racconta la legge regionale
sul consumo di suolo.
Certezza delle regole,
tutela per la sostenibilità,
pianificazione di area vasta,
prevenzione dei rischi,
tempi brevi di pianificazione

di Pietro Mezzi

Laboratorio Toscana

Laboratorio Toscana

L’assessore Anna Marson
racconta la legge regionale
sul consumo di suolo.
Certezza delle regole,
tutela per la sostenibilità,
pianificazione di area vasta,
prevenzione dei rischi,
tempi brevi di pianificazione

di Pietro Mezzi

Semplificare all’interno delle regole e non negandole

Velocizzati gli interventi di rigenerazione

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L'urbanizzazione a Firenze: in rosso scuro le aree urbane compatte o ad alta densità, in rosso chiaro quelle a bassa densità. (Immagine Ispra)

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L'urbanizzazione a Firenze: in rosso scuro le aree urbane compatte o ad alta densità, in rosso chiaro quelle a bassa densità. (Immagine Ispra)

Mantenere il territorio rurale dà anche un futuro a chi vi investe

La legge che, a detta di molti, farà da apripista per i futuri provvedimenti regionali di limitazione del consumo di suolo in Italia porta la sua firma. Quella di Anna Marson, assessore all’Urbanistica, alla pianificazione del territorio e al paesaggio della regione Toscana.

Un tecnico prestato alla politica, come si usa dire, ma meglio ancora professore ordinario di Tecnica e pianificazione urbanistica allo Iuav di Venezia. Una vita impegnata a studiare e a insegnare urbanistica e da qualche anno alle prese con la difficoltà dell’amministrare la cosa pubblica e in particolare con la ricerca di una strada originale per conservare un bene essenziale come il suolo. Alla fine, superando non poche polemiche e resistenze, l’obiettivo è stato raggiunto.

La nuova legge urbanistica toscana, “Norme per il governo del territorio”, è certamente quella più avanzata tra quelle fin qui prodotte e potrebbe anche rappresentare un utile riferimento per l’elaborazione del testo nazionale, che però tarda a vedere la luce. È interessante, quindi, approfondirne i contenuti con la principale artefice del provvedimento. Ecco cosa ci ha detto.
 

L’Architetto La legge regionale della Toscana varata di recente a detta di molti rappresenta un punto di riferimento importante in materia di contenimento del consumo di suolo in Italia. Quali sono, in sintesi, gli elementi principali del provvedimento?

Anna Marson Il lavoro di riforma delle norme vigenti, avviato all’inizio della legislatura, ha preso spunto dalla considerazione che nell’incertezza del tempo in cui viviamo, il territorio, luogo fisico e sociale in cui si svolgono le nostre vite, è un bene essenziale non sostituibile. È dunque fondamentale innovarne il governo mantenendo l'equilibrio tra i diversi interessi in gioco, e tra questi e gli interessi diffusi che sempre più difficilmente trovano voce nelle decisioni. La nuova legge regionale definisce un nuovo punto di equilibrio, più avanzato, tra tutela e sviluppo del territorio, tra regole di buon governo e semplificazione dei procedimenti. A quest'ultimo riguardo l'obiettivo è quello, in particolare, di ottenere semplificazione “nelle” regole, non “a prescindere dalle” regole urbanistiche. 

Il contrasto alla corruzione, e più in generale a pratiche che non soddisfano le aspettative legittime di trasparenza, equità e correttezza da parte delle pubbliche amministrazioni, non si ottiene ovviamente eliminando le regole, ma perfezionandole. È quanto abbiamo cercato di fare, con una regia attenta alle istanze più avanzate espresse sia dalla società civile che dai soggetti economici, che ci ha portato anche a segnare una svolta nazionale per quanto riguarda le politiche di salvaguardia del territorio rurale e del contrasto al consumo di suolo. A quest’ultimo riguardo, rispetto alle diverse proposte di legge formulate a livello nazionale per fermare il consumo di suolo, la Regione Toscana è stata oggi l’unica istituzione dotata di potestà legislativa ad approvare una legge che ha, tra i suoi diversi contenuti qualificanti, il divieto di nuove edificazioni residenziali in territorio rurale e procedure più cautelative (Conferenza di copianificazione e verifica della non sussistenza di alternative) per le altre destinazioni d’uso.

I contenuti che qualificano la legge vanno tuttavia oltre il deciso contrasto al consumo di suolo e la relativa salvaguardia e valorizzazione della qualità del territorio rurale. Per citare soltanto le principali innovazioni: certezza delle regole la cui mancata applicazione può ora venire ufficialmente contestata; introduzione di forme strutturate di informazione e partecipazione nella procedura di formazione dei piani; monitoraggio dell'esperienza applicativa della legge e valutazione della sua efficacia; tutela e valorizzazione del patrimonio territoriale regionale come base per la sostenibilità dello sviluppo; introduzione di misure per promuovere la pianificazione d'area vasta; inserimento nei piani di dispositivi per prevenzione e mitigazione dei rischi; riduzione drastica dei tempi della pianificazione.

Insomma, un passo avanti significativo verso norme che si pongono all’avanguardia dei contesti maggiormente sviluppati.
 

L’A Il provvedimento, nel suo lungo iter, ha incontrato e alla fine superato diversi ostacoli e pregiudizi. Le modifiche introdotte cosa hanno cambiato dell'impostazione originaria?

AM Le modifiche apportate nel lungo percorso di concertazione e approvazione hanno in parte modificato la proposta iniziale della giunta, ma non ne hanno inficiato in modo sostanziale i contenuti qualificanti. Le modifiche più rilevanti hanno interessato i dispositivi operativi per il contrasto al consumo di suolo, le procedure per la pianificazione d'area vasta e i tempi della pianificazione.

Per quanto riguarda il contrasto al consumo di suolo, rispetto al rinvio ai criteri contenuti nel Piano territoriale regionale, ai quali i Comuni avrebbero dovuto far riferimento per perimetrare il territorio urbanizzato, è stata preferita una indicazione normativa diretta. Ferma restando la definizione di ciò che è territorio urbanizzato, la legge prevede quindi che nell'individuazione del perimetro si possa "tener conto delle strategie di riqualificazione e rigenerazione urbana, ivi inclusi gli obiettivi di soddisfacimento del fabbisogno di edilizia residenziale pubblica, laddove ciò contribuisca a qualificare il disegno dei margini urbani".

Ulteriori modifiche hanno riguardato il funzionamento della Conferenza di copianificazione, chiamata a pronunciarsi sulle previsioni in territorio extraurbano (fermo restando il divieto di nuove previsioni residenziali). Alle sue sedute partecipano, con diritto di voto, il Comune direttamente interessato dalla previsione, la Provincia o la Città metropolitana territorialmente competente e la Regione, mentre gli altri Comuni interessati dagli effetti della previsione perdono, rispetto alla proposta iniziale, il diritto di voto ma non quello di argomentare le proprie ragioni. L'applicazione della perequazione territoriale è stata limitata, rispetto alla proposta iniziale che la prevedeva in ogni caso, ai nuovi impegni di suolo comportanti effetti territoriali sovracomunali.

Infine il tema dei "Tempi della pianificazione" – oggetto di forte attenzione sia da parte delle rappresentanze istituzionali che dei soggetti economici – è stato oggetto di una intensa discussione che ha portato a introdurre diverse modifiche al testo iniziale. Oltre alla contrazione dei tempi nei procedimenti ordinari, la casistica delle varianti semplificate è stata allargata a considerare tali tutte le varianti di piano che intervengono all'interno del territorio già urbanizzato, anche al fine di potere, ove necessario, ridefinire la fattibilità di interventi di rigenerazione in tempi rapidi. Ferma restando, comunque, la decadenza delle modifiche al dimensionamento eventualmente introdotte con la variante alla scadenza del piano operativo quinquennale.
 

L’A Come si concilia l'autonomia pianificatoria comunale con il contenuto principale del provvedimento, vale a dire la limitazione del consumo di suolo?

AM L’autonomia presuppone comunque principi e regole di riferimento. In base alla Costituzione la materia del governo del territorio è, a oggi, competenza concorrente fra Stato e Regioni, mentre la materia urbanistica è di esclusiva competenza regionale. I Comuni sono dunque autonomi nell’approvare i propri piani urbanistici, i cui aspetti sostanziali e formali devono tuttavia rispettare regole più generali.

Relativamente alle limitazioni al nuovo consumo di suolo che la nostra legge introduce, mi sembra importante ricordare che molti sindaci l’hanno accolta con favore, anche perché dà loro modo di non subire richieste improprie, alle quali nel rapporto diretto di livello locale è altrimenti difficile opporsi.
 

L’A La Regione, nel rapporto con i Comuni, assume un ruolo nuovo. Altre Regioni hanno fatto scelte differenti. Come giustifica tale modifica di relazione? Dalla gravità della situazione in materia di erosione di suolo libero e agricolo? Dalla fragilità territoriale e dal rischio idrogeologico incombente? Dall'eccessiva urbanizzazione? Dalla scarsa fiducia nell'autonomia pianificatoria comunale?

AM Nel complesso, i dispositivi normativi previsti dalla nuova legge comportano un'assunzione di responsabilità complessiva da parte di tutti i livelli di governo del territorio, in primis della Regione, relativamente ai nuovi eventuali consumi di suolo, anche rispetto alla verifica che non sussistano alternative sostenibili all'interno dei territori già urbanizzati. Insomma, le diverse istituzioni territoriali toscane hanno deciso insieme un approccio più maturo e anche più ambizioso. È chiaro che per essere all’altezza di questa sfida è necessario agire insieme, sostenersi reciprocamente, essere in più soggetti a decidere. Ciò è esattamente il contrario di quanto previsto da altre proposte regionali (e nazionali), nelle quali il soggetto sovraordinato riserva per sé la possibilità di imporre le scelte strategiche e in cambio lascia fare ciò che si vuole a livello locale. Inutile dire che ciò che si vuole significa generalmente ciò che vogliono i soggetti con maggior potere.

La Toscana ha scelto diversamente, con maggior consapevolezza dell’importanza di salvaguardare il proprio territorio rurale, di prevenire i rischi idrogeologici, di orientare gli investimenti al riuso e al miglioramento delle urbanizzazioni già esistenti.
 

L’A Di recente il presidente della Giunta regionale Rossi ha lanciato un appello ai sindaci toscani affinché rivedano, prima ancora delle scadenze previste dalla legge, i loro Piani strutturali, proponendo di sostenere le spese tecniche di redazione di tali strumenti. Ci sono state risposte positive?

AM La nuova legge è naturalmente destinata a entrare in vigore progressivamente, quando i piani vigenti arrivano a scadenza o quando avranno superato un certo numero di anni, non essendo ragionevole imporre oggi ulteriori costi alle amministrazioni comunali che già faticano a far quadrare i propri bilanci. Come Regione stiamo tuttavia cercando di rendere disponibili risorse sufficienti a pubblicare un bando rivolto ai Comuni che sono interessati ad anticipare il recepimento delle nuove norme, rivedendo così anche le previsioni oggi vigenti. La risposta è stata finora più che incoraggiante, nel senso che sono in molti ad averci richiesto informazioni e comunicato l’intenzione di presentare domanda.
 

L’A La legge ha stabilito che esiste un perimetro destinato all'edificazione e un altro dove non è prevista: la legge chiede che i Comuni definiscano una sorta di linea rossa invalicabile. Esiste una corrente di pensiero, tra urbanisti e ambientalisti, che sulla creazione di una linea di demarcazione è scettica. Perché, dati alla mano, lungo la linea rossa l'edificazione si concentra in maniera prevalente (l'esempio sono i confini dei parchi...) e poi perché la linea, prima o poi, può subire modifiche. Cosa pensa di queste differenti valutazioni? 

AM Al di là delle correnti di pensiero, gli esiti della diffusione delle urbanizzazioni recenti in aree un tempo rurali sono purtroppo, anche in Toscana, visibili a chiunque, pur con differenze significative fra territori diversi, ad esempio la piana di Lucca e le colline di Siena. L’estensione del territorio consumato non ha alcun rapporto con le dinamiche demografiche reali né rappresenta generalmente un presidio neppure per i territori marginali. Il valore dei territori rurali, quando non totalmente eroso, viene comunque in troppi casi svilito da urbanizzazioni recenti che non rispettano la morfologia di giacitura, i tipi edilizi, i colori e dunque le regole di inserimento nel contesto proprie dell’edilizia tradizionale.

Mantenere tale il territorio rurale significa inoltre dare certezza di futuro a chi intende investire nell’attività agricola, uno dei pochi settori con un saldo positivo anche per l’occupazione. Non estendere più di tanto le urbanizzazioni concorre infine a non aumentare il rischio idrogeologico, consentendo anche una migliore difesa degli abitati esistenti. 

La legge si intitola non a caso “Norme per il governo del territorio”, avendo come obiettivo quello di governare le azioni di trasformazione in un’ottica intersettoriale integrata. In questo senso i benefici derivanti oggi dal porre un limite alle nuove edificazioni non rurali in territorio rurale sono decisamente superiori agli svantaggi. Le nuove norme rappresentano inoltre un invito concreto a porsi esplicitamente, anche dal punto di vista progettuale, il tema del limite fra territorio urbanizzato e rurale, proponendo soluzioni specifiche per ciascun luogo.
 

L’A Quale spazio offre la legge regionale al tema della rigenerazione urbana?

AM Il tema della rigenerazione urbana era già stato oggetto di un aggiornamento delle norme pre-vigenti, rispetto alle quali l’avevamo per la prima volta introdotto. Quelle norme sono state ora oggetto di alcune semplificazioni, perché ovviamente rimane il problema che, per un complesso di ragioni, intervenire sull’esistente è più complicato che costruire ex novo. Complessivamente, con la nostra legge abbiamo cercato di invertire, per quanto di competenza regionale, tutto ciò, rendendo più semplici le procedure per intervenire nel territorio già urbanizzato e limitando invece le possibilità di nuovo intervento in territorio rurale. Al di là degli articoli che trattano esplicitamente della rigenerazione urbana, questo tema è il filo rosso che tiene insieme buona parte delle nuove norme.